E' chiaro che il pensiero dà fastidio...il pensiero come l'oceano non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare.
Così stanno bruciando il mare. Così stanno uccidendo il mare. Così stanno umiliando il mare. Così stanno piegando il mare.
- Com'è profondo il mare - Lucio Dalla

Non siamo qui per la tua ispirazione

La disabilità come fonte di ispirazione. Un articolo di Stella Young che distrugge i luoghi comuni e la retorica che ruota intorno ai disabili.

  • 06 Giu 2014
  • Categoria: Articoli
  • Tempo di lettura: 5 minuti, 40 secondi

Il vero handicap è una brutta abitudine
Avrai sentito parlare di Scott Hamilton. E’ colui che dice “L’unica disabilità nella vita, è una brutta abitudine”. Capito no? E’ l’autore di frasi come questa che vengono appiccicate sopra le immagini di disabili intenti a fare cose normalissime, e condivise in lungo e in largo nei social network. Hamilton è un pattinatore che ha avuto il cancro più di una volta ed è sopravvissuto a molti trattamenti. Buon per lui. Difficile capire come lui sia qualificato a parlare sull’argomento. In ogni caso voglio prima dire due cose sulle immagini in questione.

L’inspiration porn
Queste immagini costituiscono quella che chiamerò “inspiration porn”. Inspiration porn è un’immagine di una persona con disabilità, spesso un bambino, che fa cose completamente ordinarie (giocare, parlare, correre, disegnare, colpire una pallina da tennis), accompagnata da una dicitura tipo “la tua scusa è invalida”, o “prima di passare oltre, prova”. Queste sono riferibili come citazioni di Hamilton. C’è un’immagine all’inizio di questo articolo. Riguarda una piccola bambina che corre grazie alle protesi stile Oscar Pistorius. Quelle gambe, per la cronaca, costano più di 20.000$ e sono completamente fuori portata della maggior parte delle persone con disabilità. La frase di Hamilton a fianco fa il resto. Poi c’è un altro bambino che corre sullo stesso modello di protesi con la frase “la tua scusa è invalida“. E ancora una bambina senza mani che disegna tenendo la matita con la bocca e la frase “prima di passare oltre, prova”. Andrei avanti ma potrei espellere tutto ciò che ho nello stomaco.

Siamo fortunati a non essere quelle persone
Sarò chiara rispetto all’intento di questi esempi di inspiration porn; sono là affinché persone non disabili possano mettere le proprie preoccupazioni in prospettiva. Affinché possano dire “Guarda un po’, se quel bambino che non ha le gambe può sorridere e divertirsi, io non dovrei mai, e dico mai, sentirmi triste”. Quelle foto sono là per dire  “Bè, potrei stare peggio, potrei essere quella persona”.
In questo modo, tali immagini modificate, eccezionalizzano e “oggettivizzano” alcuni di noi e pretendono di rappresentarci. Non è una coincidenza che adorabili bambini non siano mai chiamati per nome in queste immagini. Non importa che nomi abbiano, loro sono là solo come oggetti di ispirazione. Ma usare queste immagini come strumento di consolazione, come ispirazione, è basato sull’assunzione che le persone raffigurate vivano una vita terribile e che abbiano bisogno di un grande coraggio per vivere queste vite. Per molti di noi questo è semplicemente falso.

L’eccezionalità
Quando avevo 15 anni, un membro della mia comunità locale, approcciò i miei genitori dicendogli che avrebbe voluto premiarmi con una sorta di riconoscimento per i risultati raggiunti nella comunità. I miei genitori risposero: “Grazie, ma c’è un problema in tutto ciò…nostra figlia non ha raggiunto proprio nulla fuori dall’ordinario”. Avevano ragione. Andavo a scuola, buoni voti e tanta televisione. Non stavo sfamando dei cuccioli di koala malati di clamidia nel dopo scuola, né costruendo una mensa per i barboni, o leggendo il giornale per gli anziani all’ospedale. Quando i miei genitori risposero tutto ciò a questo benefattore, lui disse: “Si, ma lei è una tale inspirazione”. E questo è il punto. La mia vita quotidiana è piena di cose comuni come quella di chiunque altro e non dovrebbe ispirare le persone, mentre invece ricevo costantemente le congratulazioni da persone sconosciute solo perché esisto. E’ successo due volte la scorsa settimana.
Ero in treno con le cuffie nelle orecchie, ignorando completamente chi mi era accanto (come è nella mia indole mattutina) mentre leggevo stupidaggini su twitter. Una donna pronta a scendere alla sua fermata mi poggia una mano sulla spalla e dice: “Ti vedo tutte le mattine sul treno e voglio dirti solo che sei grande. Sei un’ispirazione per me”. Avrei dovuto dire “anche tu”? Perché noi stavamo facendo esattamente le stesse cose, prendevamo mezzi di trasporto pubblici per andare al nostro posto di lavoro. Ero solo seduta. Avrei dovuto specificare che in molti casi questo richiede meno sforzi e non di più?

La normalità
Queste sono le cose che quei bambini fanno nelle immagini “inspiration porn” – non fanno niente di diverso di ciò che fanno i loro coetanei. Tutti noi impariamo ad utilizzare il corpo con il quale siamo nati, o impariamo ad usarlo in un altro modo se siamo considerati disabili. Allora l’immagine della bambina che disegna con la matita in bocca invece che in mano? E’ semplicemente il miglior modo per lei, nel suo corpo, per farlo. Per lei è normale.
Non posso non chiedermi se l’origine di tale strana assunsione, ovvero che vivere le nostre vite richieda una particolare dose di coraggio, sia un modo molto potente per deformare il modo in cui pensiamo alla nostra disabilità. Molti giornalisti sembrano riluttanti ed incapaci di scrivere e parlare di una persona con disabilità senza usare frasi tipo “coraggioso”, “sofferente”, “sfidando le avversità”, “limitato dalla sedia a rotelle”, o la mia preferita “evocativo”.

Uno stupido ottimismo
E questo ci riporta a Scott Hamilton e al suo mantra. La frase “l’unica disabilità nella vita è una brutta abitudine” pone la responsabilità per la nostra oppressione di fronte a tutti i disabili. La frase di Hamilton ci accusa di vittimismo, dice che abbiamo il pieno controllo di come la disabilità impatta sulle nostre vite. Su questo vorrei dire una cosa. Siamo stufi.
Finora la cosa più ostativa nella mia vita è stato l’ambiente circostante. Esso decide cosa posso e cosa non posso fare ogni giorno. Ma se credessi ad Hamilton, dovrei essere capace di sorridere ad una scalinata di ingresso di un palazzo e questa si trasformerebbe magicamente in una rampa. Potrei far apparire bagni accessibili dove prima non esistevano, semplicemente irradiando positività. Devo semplicemente sostituire la ruga che ho in fronte con un bel sorriso. Problema risolto, giusto?
Sono un’ottimista per natura, ma niente di questo ha mai funzionato per me.

Tieni a mente ciò che ti dico
L’inspiration porn offende le persone con disabilità. Essa dice che se falliamo nell’essere felici, nel ridere e nel vivere delle vite che rendano felici le persone intorno a noi, è perché non abbiamo provato abbastanza. La nostra attitudine non è abbastanza positiva. E’ colpa nostra. Per non parlare di cosa significa per coloro le cui malattie non sono visibili, come persone con malattie croniche e mentali, che spesso si trovano a fronteggiare l’idea che sia tutta una questione di atteggiamento. E non possiamo essere tristi e arrabbiati altrimenti saremmo persone disabili cattive. Non staremmo facendo il nostro meglio per superare le nostre disabilità.
Io credo che non importa cosa dica l’inspiration porn di noi, noi persone con disabilità. Non ci riguarda. La disabilità è complessità. Non puoi racchiuderla in una bella immagine con una frase scalda-cuore. Dunque la prossima volta che sarai tentato di condividere un’immagine con un adorabile bambino disabile per rendere felici i tuoi amici facebook, prenditi un secondo per considerare realmente il perché stai cliccando quel pulsante.

2 commenti

  • Francesca B

    17 Giugno 2014 all 18:05

    Alla gente serve una storia da raccontare con gli amici e di solito racconta del grande Zanardi e di tanti altri. Ma la realtà dei disabili non è sempre una storia hollywoodiana.

  • Virginio Caparvi

    18 Giugno 2014 all 17:14

    Ciao Francesca. Hai ragione, spesso prendiamo in prestito le vite altrui per migliorare le nostre. Ci vorrebbe più umanità e meno emozionalità.

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